humans of calabria (paesaggi umani)
Renato | Stefania e Nonno Demetrio | Simona |
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E TU,QUALE CALABRIA SEI?
Un censimento creativo. Una gallery di gente comune alla ricerca dell'originalità e delle storie di ciascuno di noi. Una narrazione collettiva: Humans of Calabria si ispira a uno straordinario esperimento condotto dal fotografo Brandon Stanton sulle strade di New York. Per dimostrare che le persone forgiano i luoghi. E che i borghi, le strade, le case, i boschi raccontano la nostra storia, consolidano la nostra identità.
E tu quale Calabria sei?
Veniamo a farti uno scatto e una microintervista per ascoltare la tua storia.
Oppure scrivi o invia un videoselfie a calabriacult@gmail.com
New Story
...Ed è subito Calabria
nell'Atene Pulp
di Alberto Cotrona
Storie, Luoghi, (B)Sogni
Dal Pollino all’Aspromonte, da Cerchiara a Rogliano fino a Canolo, dai forni familiari a quelli collettivi, da Domenica Cesarini a Maria Stella Multari, dall’impasto, alla scanatura, il pane in Calabria è una tradizione prevalentemente femminile. È storia di nonne, di mogli, di madri e di figlie che perpetuano rituali antichi. E ne fanno una nuova economia. Continua a leggere
Michele, il nonno delle giunchiglie
«Non confondete le giunchiglie con i narcisi che quelli non sono tanto profumati». Michele Maritato, 86 anni, a ogni primavera raccoglie fiori nei boschi. Ieri mattina era a Croce di Magara, in Sila, a recidere le giunchiglie selvatiche che annunciano la bella stagione. Di solito parte molto presto, appena fa giorno: si infila nella sua utilitaria portandosi appresso un cesto di vimini rosso e dei laccetti di raso. Guida fino al primo prato fiorito, a quello che gli sembra il più bello, con i boccioli appena schiusi. Continua a leggere
Benedetta, voglio farla grossa
Non puoi sapere dove vai se non sai da dove vieni. Sono un ibrido. Metà napoletana e metà calabrese. In questo credo sia riassunto tutto quello che voglio essere. Un ibrido. Dal greco hybris, la “tracotanza” o – come preferisco tradurla io – la “spudoratezza”, la colpa dell’uomo che non accetta limiti. Continua a leggere
Il viaggio fa parte della mia attitudine e non smetterò mai di cercare ed esplorare il nuovo. Non dimentico però che si parte da un luogo per tornarvi prima o poi, con il corpo o con la mente, un po' come il mito del ritorno di Ulisse a Itaca. (La foto è di Letizia Lucignano) Continua a leggere
Fabio, la mia Calabria suona il rock
Un giorno d’agosto di 5 anni fa, mentre ero con la mia famiglia nella bellissima Capo Vaticano, abbiamo deciso di trasferirci a Montalto Uffugo in provincia di Cosenza, paese d’origine di mia moglie Angela. Il mio orologio biologico voleva un cambiamento, una svolta. Continua a leggere
Stefania, ospitalità in stile arbreshe
Un decennio vissuto a Roma per poi scoprire che un bel giorno le motivazioni per restare sono deboli e che visceralmente “tornare a casa” in Calabria è il pensiero dominante. Un furgone in noleggio con 12 anni di vita dentro, senza sapere esattamente cosa fare della nuova esistenza in Calabria e solo dopo scoprire che sarà una vera e propria “resistenza”. Continua a leggere
Il senso di Roberto per la cucina
Progettavo l'involucro degli edifici, mi scervellavo in calcoli strutturali. Ero e resto un ingegnere. Perché gli studi sono stati duri e avviare il lavoro di più. Ma dentro poi mi è scoppiata una passione e tutto è cambiato. Coltivo la terra e cucino per chi ha piacere di sedersi alla mia tavola. Continua a leggere
Il viaggio (di ritorno) di Simona
Me ne sono andata in giro per mondo per scoprire quello che a casa mi mancava. L'Erasmus, la Spagna, la Polonia, la Turchia, i Balcani, il Portogallo, la Finlandia: sempre in viaggio con il mio zaino e dentro il peso dei miei sogni. Continua a leggere
Eddie +Vincenzo = AltRove
Portiamo l’Altrove a Catanzaro. E' una missione. Vogliamo vedere le persone camminare per strada alzando lo sguardo e accorgersi del bello che le circonda. E anche del brutto, il tanto che c'è. Continua a leggere
«Chi l’avrebbe mai detto che avrei preso parte ad una missione umanitaria nel Mediterraneo! Che sarei diventata cittadina del mondo senza rinunciare ai miei luoghi del cuore!». Isabella Trombetta, classe ’92, sul palco della Nuova Dogana a Catania, nell'ambito della tre giorni per il Piano Nazionale Scuola Digitale, si racconta. «If not me, who? If not now, when?». Se non io, chi? Se non ora, quando ? dice. Il suo sorriso è radioso quando parla dei sogni che ha realizzato in Calabria. Continua a leggere
Martina: «Con la Calabria addosso negli States»
La maggior parte dei miei 31 anni li ho vissuti all'estero. Stati Uniti e Cina le mie prime tappe, ma Reggio Calabria fa parte a pieno della mia storia personale. Una storia scritta dalle amicizie e dagli affetti – tanti – che sono nati e vivono tutt'ora lì. Sono nata a Reggio nel 1985 e a soli 4 anni mi sono trasferita all'estero. Continua a leggere
Mi basta trovare un ceppo di legno in campagna, la pietra di una casa cantoniera, un blocco di marmo, passare accanto a una roccia… Comincio a cercare luce e volumi. Mi armo di “sgorbie”, scalpelli o motosega, quando serve, e “sbozzo” il blocco che ho davanti, tiro fuori una sagoma, quella che la materia mi suggerisce. Continua a leggere
Emanuela, coraggio&filosofia
Quando è stato il momento, quando andava di moda andare via, io restavo. E restando assorbivo, ogni giorno di più, un po’ di quel disfattismo secondo cui se resti non hai speranza. Poi la laurea in filosofia a 22 anni, infiniti sogni e tutta la vita davanti. Il master in web designer, i workshop, la formazione, i titoli conseguiti e tanti lavoretti saltuari. Continua a leggere
La missione di Maria Olimpia
Il greco calabrese sta sparendo da Bova e da tutta l'area grecanica. Ma io sono una nativa parlante e da pochi anni una linguista. Non mi arrendo. Ho fatto richiesta a Cambridge per un dottorato sul contatto linguistico tra greco di Calabria e dialetto calabrese. Continua a leggere
Filippo, Seminara mon amour
Seminara è il mio luogo dell’anima. Non la Patria geografica che è stata Palmi, vicina e sorella minore, ma la Patria ideale. Terra d’origine della mia famiglia paterna, a me evoca una roccaforte dello spirito, un luogo arcaico e ideale, forse fantastico, che indubbiamente non rispecchia in alcun modo il contesto attuale e che probabilmente non è mai esistito, ma all’interno del quale mi è facile trovare la giusta dimensione della preghiera e della meditazione Continua a leggere
Claudia e le lacrime di Safiù
Studiare Lingue (inglese, spagnolo e romeno) all'università mi è servito a capire di più gli altri. Non solo il loro linguaggio verbale ma anche quello che hanno dentro. Ora sto frequentando un corso di Mediazione interculturale rivolto a chi voglia conoscere nei dettagli il fenomeno dell’immigrazione nel nostro Paese, per facilitare il dialogo e l'accoglienza. Continua a leggere
Italo, un cuoppo di ricordi
Sono nato sessantuno anni fa in un luogo che ha segnato la mia vita in maniera determinante: Cosenza. Ho sempre avuto un rapporto di amore e odio con questa città, migliaia di ricordi belli e brutti, dolci e amari, felici e disperati, che mi hanno portato a guardarla con diffidenza, cinismo, distacco, amarezza, rancore e tanta nostalgia, come qualcuno di cui non potersi fidare, pronta a tradirmi un'ennesima volta! Continua a leggere
In sottofondo la quotidianità fluida e lineare di un’autostrada. D’altra parte, quando si rincorre un viaggiatore capita anche di raccontarsi la vita, con ricezione a intermittenza, lungo l’asse autostradale che dalla Toscana arriva fino alla Calabria. Continua a leggere
Arianna, ragazza con-turbante
Ogni mattina è un nuovo inizio per me. Mi sveglio presto, alle 5.30 di solito. Mia madre si svegliava sempre a quell’ ora quando ero bambina. Ho sempre visto persone vicino casa, a San Sostene, nei pressi di Soverato, che camminavano o correvano tutti i giorni lungo la strada. Lo facevano a dispetto delle condizioni atmosferiche e osservarle mi procurava un senso di profonda ammirazione per loro. Continua a leggere
Quando ero piccola, parlo degli anni 90, mi percepivo semplicemente italiana … ignorando completamente le dinamiche nord e sud. A 18 anni e 3 mesi, soffrendo immensamente per il distacco da un mondo che mi piaceva, andai a vivere a Roma, lo facevano tutti e sembrava qualcosa di necessario e al tempo stesso normale. Volevo fare cinema. Continua a leggere
Ero ingegnere e lavoravo nell’azienda di famiglia, un’azienda che, dopo aver denunciato la ‘ndrangheta ha dovuto licenziare 33 dipendenti, me inclusa. La paura nei confronti di chi più volte ci aveva minacciato, la mancanza di tutele da parte dello Stato ed il senso di vuoto e solitudine generato da questa situazione paradossale, sarebbero stati dei buoni motivi per andare via a gambe levate da questa terra tanto bella quanto difficile. Ma credo che decidere di restare in Calabria sia stata una decisione tanto rischiosa quanto importante. Continua a leggere
Annalisa, le “intermittences du coeur”
Quando parlo della mia infanzia la mente torna a San Lucido. In quel piccolo paesino calabrese sul Tirreno, ho trascorso le estati più felici della mia vita da quando avevo 6 mesi. Sono nata in gennaio e a luglio ero già lì in una casa che dava direttamente sulla spiaggia e da cui si poteva ammirare il tramonto del sole e il percorso della luna che dalla montagna sorgeva, si faceva più alta in cielo ed andava a posarsi sul mare lasciando una scia argentea fino a scomparire del tutto.
Renato: nelle mie vigne la felicità
Sono nato e cresciuto a Roma e pensavo di rimanerci a lavorare, magari come grafico.
La mia famiglia ha origini calabresi e da piccolo, oltre al mare, si usava andare anche in campagna. Mi piaceva molto giocare tra gli animali della fattoria. Passata l'estate, rientravo in città.
Ma in Calabria, ogni estate, finivo per lasciarci un pezzo di felicità. Continua a leggere
Isabella, la mia vita in un fazzoletto di Sila
Sono solita presentarmi come Isabella Biafora di Jure Vetere perché questo complemento di denominazione esprime più del mio nome e del mio cognome quello che io sono. Non so se affermare che la mia è una scelta o una conseguenza predestinata dovuta ai più diversi accadimenti che ho vissuto dalla nascita. Continua a leggere
Nicola, la mia passione si chiama zampogna
E’ stato tutto molto spontaneo. In un attimo ho capito l’importanza di quello che da anni stavo portando avanti quasi inconsapevolmente. Mi chiamo Nicola e sono uno zampognaro. “Mastro Peppino” mi ha insegnato tutto. Continua a leggere